29 gennaio 2010
Sogno n. 114
23 gennaio 2010
Sogno n. 113
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Da notare che il Super-Io non esita a ricorrere alla minaccia e al solito ricatto che fa leva sul senso di colpa: se lei rifiuterà di confessarsi, la madre non si salverà. In questo caso il Giudice interno è spietato, non dà tregua.
Di positivo nel sogno c’è il fatto che la sognatrice non si identifica con il giudice interno, anzi lo giudica antipatico e fa di tutto per sottrarsi alla sua influenza. Ma l’unico modo per riuscirci non è SCAPPARE come fa lei nel sogno. Bisogna invece andare alla ricerca - sempre con l’aiuto dei sogni e non “razionalizzando-ruminando” - dei motivi che hanno fatto scattare i sensi di colpa. Solo in questo modo il Giudice interno può perdere la sua spietatezza. Nel caso di questa sognatrice, i motivi di cui stiamo parlando erano legati alla masturbazione e alle fantasie erotiche che l'accompagnavano.
18 gennaio 2010
Sogno n. 112
Interpretazione
Qui troviamo innanzitutto l'esibizionismo, poi la figura del padre come autorità che proibisce o permette, rimprovera e punisce. In questo caso però la punizione è tale solo in apparenza in quanto la sognatrice nella vita reale si eccita sessualmente quando viene sculacciata. È per questo motivo che resta molto male quando scopre che suo padre non vuole più punirla.
E resta male anche per un altro motivo: la punizione le avrebbe consentito di neutralizzare il senso di colpa in quanto nel sogno lei associa le sculacciate al peccato-colpa, non al piacere sessuale. Un bell’intreccio di componenti psichiche, non c’è che dire.
Voi direte: "Ma insomma, le sculacciate rappresentano per lei una punizione o un piacere?". La risposta è: "Rappresentano sia l'una che l'altro" perché l'inconscio non conosce la contraddizione e può quindi permettersi questi strani giochetti che farebbero inorridire i cultori della logica.
Tralascio le implicazioni edipiche del sogno perché risultano meno evidenti agli occhi di chi non è smaliziato come deve essere uno psicoterapeuta.
11 gennaio 2010
Sogno n. 111
Cambia scena. Passo davanti una vetrina dove ci sono due donne bellissime che, però, hanno qualcosa di dubbio negli occhi cioè uno sguardo da persone bisessuali.
Cambia scena. Entro di nuovo nella casa di prima ma questa volta il massaggio me lo fa un giapponese. Io sono distesa su un tavolo, nuda. Da una scala sale una persona vestita da suora e io sono contenta di vedere in quel luogo una presenza religiosa, ma il giapponese mi dice di stare attenta perché quella non è una suora, ma una creatura del male che vuole portarmi via. Dalla scala escono altri esseri vestiti da suore che mi lanciano addosso scintille nere per farmi del male e intrappolarmi. Io mi trovo a dovermi difendere da sola. C'è una massa di magma nero che vuole avvolgermi. Cerco il giapponese, lo trovo, ma lui si trasforma in un enorme demonio nero che si alza nel cielo.
Mi sveglio per la paura.
In un primo momento la paziente cerca l’esperienza proibita e se la procura volontariamente. Nel seguito del sogno, invece, affiora e prevale il senso del peccato, del male, della minaccia, del pericolo, della paura.
6 gennaio 2010
Sogno n. 110
Io li difendo altrettanto animatamente perché so che si tratta di persone oneste e serie. Sento salire dentro di me l'indignazione e dico alla donna che, se c'è qualcuno da biasimare, sono proprio quelli della sua razza, ladri, sporchi, puzzolenti e rumorosi.
La donna bianca (la sognatrice) è la coscienza. La donna negra rappresenta quella parte di noi che Jung chiamava OMBRA cioè la nostra parte negativa, quella che contiene i nostri difetti e i nostri limiti. È questa la ragione per la quale non vorremmo vederla e ci riesce difficile riconoscerla come una parte che ci appartiene. Anzi, la nostra prima reazione è quella indicata in questo sogno, teniamo assolutamente a distinguerci da quel concentrato di negatività.
L’Ombra è una delle prime figure che si incontrano quando si intraprende il percorso che porta ad una migliore conoscenza della nostra componente profonda. Anche se all’inizio riesce difficile accettare l’idea, solo quando diventiamo capaci di riconoscerle un posto dentro di noi possiamo superarla e utilizzare per fini positivi l’enorme quantità di energia che invece di solito sperperiamo per difenderci da essa.