13 gennaio 2018

Sogno n. 329



Vado al mare nella spiaggia libera compresa fra due stabilimenti balneari e vedo che in lontananza si stanno formando dei grossi cavalloni

Ho paura, penso che tra poco si avvicineranno e mi travolgeranno, allora cerco di allontanarmi dalla spiaggia, ma quando sono sulla strada vedo che dal fondo della via il mare sta avanzando inesorabilmente verso di me con dei cavalloni che arrivano fino ai palazzi delle abitazioni.

Sono terrorizzata, così cerco una via di fuga ritornando verso la spiaggia. Guardo frettolosamente dove posso attaccarmi per non essere strappata via dall'acqua. Penso di nascondermi dietro un muro, ma subito dopo capisco che l'acqua lo travolgerà. Allora decido di attaccarmi alla rete che funge da divisorio fra la spiaggia libera e lo stabilimento balneare. Non so se ce la farò a resistere alla furia dell'acqua. Il mare mi investe ed io mi tengo saldamente alla rete, penso che mi porterà via, l'acqua è troppo potente. Invece riesco a resistere, pensavo che sarebbe finita peggio.

Interpretazione

Ennesima variazione sul tema pressoché infinito rappresentato dalla paura prodotta dall'affiorare di emozioni molto intense

Nota positiva da sottolineare: contrariamente a quanto previsto, la sognatrice riesce a resistere e la vicenda si conclude meglio di quanto pensasse. 

A prima vista potrebbe sembrare strano che una rete le garantisca una protezione migliore di quella offerta da un muro, ma ogni perplessità sparisce se si pensa che un muro blocca l'acqua (le emozioni) a differenza di una rete che invece la lascia ancora fluire pur offrendo sostegno e ancoraggio. Fuor di metafora: le emozioni non devono essere bloccate, decono essere lasciate libere di vivificare l'esistenza. Anche perché il blocco delle emozioni è sempre illusorio quindi impossibile da realizzare. Nel sogno infatti lei si rende conto che il muro sarebbe travolto dall'acqua.

Ecco un esempio delle sfumature sottilissime, ma cariche di significato, di cui è capace l'inconscio che produce i sogni.


2 dicembre 2017

Sogno n. 328



Mi trovavo in un albergo e chiedevo dove era il bagno. Mi mandavano all'ultimo piano, entravo nel bagno e vedevo che era sporchissimo, con il WC pieno di cacca.

Facevo la pipì e mi sporcavo di cacca. Mentre ero lì, dalla tazza usciva dell'acqua che mi bagnava e mi faceva provare un totale senso di schifo.

Allora scendevo e cercavo il direttore con il quale mi arrabbiavo molto rimproverandolo per tutto lo schifo che c'era in quell'albergo. Ero molto incazzata con lui perché non faceva pulire bene e pensavo che io sarei stata più brava nel pulire, avrei tenuto il bagno pulitissimo.

Interpretazione

La paziente che ha fatto questo sogno si trova in una fase meno avanzata dell'analisi rispetto ai pazienti dei tre sogni precedenti. Infatti usa ancora in maniera massiccia il meccanismo di difesa rappresentato dalla PROIEZIONE. Infatti la cacca di cui parla il sogno non è la SUA, ma di altre persone perciò lei non se ne sente per niente responsabile. Anzi, è convinta che lei sarebbe stata più brava nel pulire, che avrebbe tenuto il bagno pulitissimo, perciò non prova vergogna ma indignazione. E rimprovera il direttore. Può permetterselo perché è convinta che la responsabilità per lo "sporco" non ricade su se stessa, ma su un'altra persona.

Questa è la sensazione piacevole che ci procura la PROIEZIONE. Però la paghiamo a caro prezzo perché ci impedisce di prendere contatto e diventare consapevoli  delle "nostre" parti "cattive". Consapevolezza che rappresenta l'unico modo per elaborarle-integrarle-superarle. Ma torno subito al sogno, anche se il discorso sulla PROIEZIONE meriterebbe ben altro spazio a causa delle sue enormi ripercussioni sul piano delle relazioni interpersonali, su quello della politica e su quello dell'etica come viene concepita nelle religioni.

Nel direttore, dunque, possiamo vedere rappresentato sia il Super-Io della sognatrice sia una persona del mondo esterno sulla quale lei carica la responsabilità di quello che considera "sporco". La prima ipotesi di lavoro, il primo pensiero va naturalmente alla figura del padre della sognatrice.Come dire che, se non è zuppa, è pan bagnato.

Ultima notazione: la sognatrice precisa che viene mandata all’ultimo piano. Forse vuole sottolineare la scomodità dell’operazione di pulizia che avviene nello studio dell’analista che si trova su un piano molto alto del palazzo. 


9 novembre 2017

Sogno n. 327



Sono davanti al mio analista e ho appena finito di fare la cacca. Mi sorprendo del fatto che, nonostante un lieve imbarazzo, non ho difficoltà a farla davanti a lui e nemmeno a pulirmi. Anzi, compio questa operazione in modo quasi disinvolto, soffermandomi ogni volta ad osservare la carta igienica che ho appena usato per controllare se ho pulito bene tutto. Tra l'altro ne uso anche molta.

Interpretazione

Terzo sogno di "pulizia-evacuazione". 

Qui lo "sporco" non viene più fuori alla presenza degli "altri", ma davanti al proprio analista perciò si tratta di un contesto terapeutico protetto quindi sicuro. La conseguenza è che l'operazione di svuotamento non viene più vissuta come una vergogna, ma come una liberazione-pulizia compiuta accuratamente, con disinvoltura e naturalezza. La sognatrice lo dice esplicitamente mettendo in evidenza anche l’aspetto quantitativo dell’operazione. Riferendosi alla carta igienica dice infatti “ne uso anche molta”.

In un'analisi questo è un punto di svolta decisivo per raggiungere il quale paziente e analista si sono impegnati attivamente. È una fase molto positiva del processo terapeutico, da ora in avanti c’è da aspettarsi che la paziente incontrerà meno resistenze anche se potranno esserci temporanei momenti di ricaduta, Momenti che un paziente, una volta, descrisse con questa felice espressione: “È un processo a denti di sega, un momento su, un momento giù”. È proprio così, c'è solo da precisare che in una sega i denti hanno tutti la stessa altezza e la conservano invariata, In analisi invece la durata, l'intensità e la frequenza dei "momenti su" vanno aumentando con il passare del tempo, mentre i "momenti giù" non spariscono del tutto, ma diventano accettabili, direi anche normali.