La sognatrice era cresciuta in una società in cui il potere dell'uomo, rispetto a quello della donna, era molto più grande di quello che ha oggi. È per questo che le statue maschili sono enormi. Però la sognatrice si vendica nel sogno facendo loro perdere il simbolo del potere per antonomasia cioè il pene, riducendolo in mille pezzi.
Poiché nella nostra cultura la matematica-razionalità è considerata una dote eminentemente maschile, diventa facile ipotizzare che la scelta di laurearsi in matematica fosse servita alla sognatrice per riequilibrare a suo favore la bilancia del potere.
Nel sogno gli uomini hanno perduto questo potere e solo lei possiede il mezzo per restituirglielo. Questo ci consente di capire che la sognatrice a livello inconscio si considerava detentrice di un potere addirittura superiore a quello degli uomini perché è arcinoto che il potere vero, effettivo non è quello di chi lo esercita, ma quello di chi può conferirlo oppure RESTITUIRLO.
Vale la pena di rilevare che questa rivincita della sognatrice sugli uomini viene ottenuta usando la razionalità cioè una dote considerata "maschile". Quel potere maschile che lei contesta, dunque, in realtà viene CONFERMATO in quanto ne adotta i valori. Non vince in quanto donna, ma solo perché si identifica negli uomini-razionalità.
Sulla equivalenza pene-potere credo non ci sia bisogno di spendere molte parole, basterà ricordare i simboli fallici rappresentati dallo scettro del re, dalla bacchetta del mago oppure, a livello più grossolano, dalla clava del cavernicolo.
