11 ottobre 2010

Sogno n. 148 (bis)

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Mi trovo in campagna con altre persone. Sentiamo dei rumori e poco dopo vediamo arrivare dei cavalieri medioevali dall’aspetto minaccioso che fanno da scorta ad un mostro gigantesco che voleva ucciderci. È bruttissimo, è molto grosso anche se decisamente meno di quanto pensassi. Però ha un aspetto davvero terribile, sembra un energumeno con un enorme cespuglio di capelli neri e crespi, la pelle scura, gambe e piedi enormi (nota dell’analista: per darmene un’idea esatta, commentando a voce il sogno mi ha precisato che i piedi avevano le stesse dimensioni della porta finestra che c’è nel mio studio). Non parla, avanza minacciosamente emettendo versi animaleschi, come dei ruggiti. Noi scappiamo perché sembra proprio intenzionato a farci del male.

Cambia scena, mi trovo in una casa con delle persone amiche e ad un tratto riappare il mostro ruggente. Quando mi vede mi fa una smorfia minacciosa. Io ho paura e cerco riparo, anche se noto che sembra meno grosso di prima, ora è solo un omone molto robusto, anche se ha ancora le stesse caratteristiche di cattiveria e di bruttezza che possedeva prima.

Gli altri si comportano come se la presenza di quello che io chiamo il mostro fosse normale. In effetti, a pensarci bene, seppure si aggiri per la casa con atteggiamento tutt’altro che amichevole, non fa male a nessuno. Allora comincio a rilassarmi e cerco di vederlo con maggiore obiettività. Qualcuno mi dice che in fondo è buono, è solo molto brutto e fa paura solo per questo. Tutti lo scansano per il suo aspetto terribile. Per questo è diventato aggressivo, ma è solo apparenza, in realtà ha solo bisogno di affetto.

Allora mi sento in colpa e mi convinco che dovrei fare qualcosa per avvicinarlo, anche se non riesco del tutto ad ignorare la sensazione di paura che mi suscita. In breve, mi faccio forza e vado a cercarlo. Mi fermo poco distante dalla stanza in cui lui si trova e che è la più nascosta della casa. Lo chiamo con voce incerta e gentile. Lui si affaccia, mi fa la solita smorfia minacciosa e mi chiede: “Ma tu non avevi paura di me?”. Io, che per la verità un po’ tremo, gli dico di sì, che avevo paura, ma adesso ho capito che non è cattivo.

Tra l’altro, quando esce dalla stanza non ha più le grandi dimensioni di prima, sembra addirittura un nanetto. Mi fa addirittura tenerezza e, dopo avere mantenuto per un po’ le distanze, ci avviciniamo. Io gli sto davanti e mi chino per mettermi alla sua stessa altezza, lo guardo negli occhi, gli accarezzo il viso brutto e commossa gli dico che mi dispiace tanto di essere stata cattiva con lui evitandolo, ma avevo paura perché non avevo capito che lui era buono e voleva solo socializzare. Finisce che ci abbracciamo. Tutto si risolve ed io me ne vado sollevata e in pace con me stessa.

Interpretazione

Credo che non si potrebbe descrivere meglio di quanto non faccia questo sogno il graduale processo che trasforma in positivo la paura che ci incute la nostra aggressività finché la proiettiamo all’esterno impedendoci così di riconoscere che ci appartiene. Come ho detto nel sogno precedente, però, questa trasformazione può verificarsi soltanto quando SMETTIAMO DI FUGGIRE.

Ho evidenziato con un colore diverso le varie fasi del passaggio dal TERRORE che incute il GIGANTE all'inizio fino all’AFFETTO COMMOSSO provato in ultimo per il NANETTO.

Se qualcuno volesse essere scettico a tutti i costi e obiettasse: “Nel sogno c'è una conclusione positiva, d'accordo, ma cosa è cambiato nella vita reale della sognatrice dopo questo sogno?”. A questo qualcuno posso dire che la persona in questione è diventata la stimatissima segretaria personale di un alto funzionario dell’amministrazione pubblica. Prima dell’analisi invece faceva la dattilografa precaria in una piccola ditta e ogni volta che doveva presentarsi ad un colloquio di lavoro per cercare di migliorare la sua posizione, per l’ansia, la paura e l’insicurezza già una settimana prima cominciava ad essere afflitta da penosissimi fenomeni diarroici. È facile immaginare quale impressione potesse produrre in chi la stava esaminando per una eventuale assunzione. Tra l'altro, nei giorni che precedevano uno di questi colloqui fece un sogno in cui si presentava all'esaminatore tenedo per mano una bambina di pochissimi anni. Non è necessario essere un Freud per capire chi fosse la bambina piccolissima.

10 ottobre 2010

Sogno n. 148

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Dopo avere scorso alcune pagine del suo sito ho pensato di proporle un mio sogno che negli ultimi mesi si è fatto piuttosto frequente.
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"Sono inseguita da un killer che ha il volto coperto da un cappuccio nero oppure non ha volto. Vuole uccidermi e io fuggo continuamente o mi nascondo".
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In genere questo sogno è accompagnato da altri, strettamente correlati, in cui vengo esortata ad affrontare il nemico perché, mi si dice, ne ho la possibilità.
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Ho tentato di farlo, anche in sogni in cui sono consapevole che sto sognando, ma l'angoscia che provo quando sono sul punto di affrontarlo (una vera e propria angoscia di morte) mi ha sempre distolto dal farlo, almeno fino ad ora. Credo che la mia paura sia l'ostacolo più grosso.
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Ultimamente in questi sogni mi vengono mostrati oggetti magici e molte armi che, contrariamente a quello che penso, dimostrano la mia "forza".
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Mi piacerebbe molto conoscere il suo parere perché apprezzo l'equilibrio con cui tratta l’argomento dei sogni. Personalmente sono molto interessata ai sogni (tengo da anni un diario onirico) e ho cercato di leggere testi seri per poter lavorare un po', da sola, sui miei contenuti onirici: il risultato è che si è stabilita una specie di "collaborazione" tra la coscienza e l’inconscio che si manifesta sotto forma di consigli e di suggerimenti, tipo quello che ho descritto sopra.
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Concludo dicendole brevemente qualcosa di me: ho.... anni; sono sposata da....; con.... figli; ho avuto un rapporto molto difficile con la mia famiglia d'origine che mi ha creato dei problemi per superare i quali ho dovuto ricorrere ad una psicoterapia.
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Spero che questi pochi cenni le siano d'aiuto. Per ora la ringrazio e le faccio i migliori auguri per il nuovo anno. Spero di poter leggere presto una sua risposta.

Interpretazione

Sull'immagine del killer si potrebbero fare molte ipotesi, ma non ho elementi sufficienti per avvalorarne una piuttosto che un'altra. Posso dire soltanto che nei sogni queste figure minacciose rappresentano spesso la nostra aggressività che proiettiamo all'esterno poiché non siamo capaci di riconoscerla come nostra. Ecco perché il killer è privo di volto oppure ne ha uno coperto dal cappuccio.
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Nel tuo caso, dal momento che sei riuscita a stabilire questa preziosa collaborazione tra la coscienza e l'inconscio, la cosa migliore da fare è aspettare che si produca spontaneamente la capacità di affrontare la situazione. Questo dovrebbe verificarsi molto presto visti gli oggetti magici, le armi e la forza di cui disponi. Li possiedi, il sogno te lo dice, ma ancora non ne sei convinta. Dici di credere che l'ostacolo più grosso sia rappresentato dalla PAURA. In questi casi di solito la paura svanisce quando "sentiamo" di possedere i mezzi (armi, forza, mezzi magici o qualunque altro mezzo adatto alla bisogna) per poter fare fronte alla situazione. Ho scritto "sentiamo" perché non si tratta di convincersene a livello puramente razionale. Un aiuto potentissimo per raggiungere questo risultato è rappresentato proprio dai sogni in quanto agiscono soprattutto a livello profondo-inconscio. A condizione però che siano anche interpretati. Altrimenti non ci sarebbe bisogno di andare in analisi.

Quando finalmente smettiamo di fuggire e guardiamo in faccia il "killer" che ci insegue, si verifica un fatto straordinario che è documentato da una caterva di sogni: si scopre che il presunto killer in realtà scompare oppure che è inoffensivo. Spesso vuole addirittura aiutarci, per cui finiamo per diventare amici e volergli anche bene!
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Se non l'hai già fatto, ti invito a leggere il sogno n. 33, soprattutto la conclusione. Meglio ancora, leggi il sogno seguente che descrive in modo esemplare il processo che trasforma in positivo la paura che ci incute la nostra aggressività prima dell'analisi ed anche durante un suo discreto tratto.

6 ottobre 2010

Sogno n. 147 (bis)

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Mi trovavo in quella che era la mia casa. Era una grande casa a più livelli. La scoprivo piano piano, come se non la conoscessi. Notavo che era bellissima. Notavo anche che in pratica non c'era nulla di finito, nessuna parte era completamente finita.

Nella parte superiore c'era l'appartamento di mamma che era nello stato in cui si trova nella realtà cioè molto malata. Mi preoccupava il fatto che non ci fossero le inferriate o comunque le chiusure che impedissero una caduta all'esterno. Però concludevo che non c'era problema in quanto, viste le sue condizioni, non era in grado di arrivare fino alla finestra.

Esploravo gli altri piani che erano disposti come in una serie di terrazze. Era tutto bianco, c’erano luce e sole. La casa mi colpiva per la sua bellezza. Notavo però che non c'era nessuna parte finita, nessuna parte utilizzabile. Mancava comunque poco, la parte finale. Mi chiedevo quindi come avrei potuto fare dal momento che era una casa grandissima e finirla avrebbe comportato una spesa notevole. Però volevo farlo lo stesso in quanto la casa era meravigliosa.

Con me c'era un amico costruttore. Gli chiedevo cosa c'era ancora da fare per portare a termine il lavoro. Pensavo a come avrei potuto pagarlo, magari un po' per volta. Per farmi vedere i lavori che restavano da fare, lui mi invitava a salire sul tetto di una costruzione che stava a fianco della mia. Si saliva arrampicandosi e infilando le mani e i piedi dentro piccole buche come quelle che si usano nei pozzi per risalire in caso di caduta accidentale.

Con me saliva anche il mio figlio piccolo e avevo il timore che potesse cadere. Perciò prima pensavo che avrei potuto legarlo a me, poi che sarebbe stato meglio che non salisse.

Poi vedevo uno scaffale in muratura con dentro una serie di libri antichi rilegati. Pensavo che avrei potuto cominciare sistemando quel pezzo, anche se mi sembrava molto piccolo.

Interpretazione

Ecco un sogno molto interessante perché mostra una volta di più quale capacità di comprensione profonda e di sintesi possieda il nostro inconscio.

Sei anni fa il sognatore aveva interrotto l’analisi prima che il lavoro fosse giunto ad una conclusione soddisfacente. Lo aveva fatto adducendo motivazioni che non sto a riportare qui perché ci porterebbero inutilmente lontano dal punto centrale del problema.

Il significato del sogno appare subito chiaro se ricordiamo che la casa è il simbolo della personalità di chi sogna.

In un senso molto generico, possiamo dire che la madre e il figlio sono due figure implicate nell’opera di completamento dell’analisi, ma il sogno non ci dice in quale modo specifico, tranne che entrambe sembrano esposte ad un pericolo che però ad un esame più attento appare inesistente o comunque neutralizzabile.

C’è la preoccupazione per il costo che comporterà la ripresa dell’analisi, tuttavia nemmeno questa sembra una difficoltà insuperabile. Tanto più se si considera il valore e la bellezza della casa che alla fine il sognatore si troverà a possedere. Senza considerare poi che il lavoro più grosso è già stato compiuto, mancano solo le rifiniture!

Credo sia inutile dire chi rappresenta il costruttore al quale verrà affidato il completamento della ristrutturazione.

I libri antichi sui quali iniziare il lavoro indicano in quale dimensione temporale bisognerà muoversi: quella che appartiene al passato, all’infanzia e alla giovinezza.

Per rendersi conto di quali lavori restano ancora da fare, bisogna “arrampicarsi” usando mani e piedi. Significa che è richiesto un certo impegno personale e diretto.

La casa è grande, bellissima, meravigliosa, tutta bianca, piena di luce e di sole. La sua bellezza sorprende il sognatore e lui la scopre poco a poco.
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È una stupenda immagine delle risorse che possediamo dentro di noi, ma che lasciamo inutilizzate perché - prima di intraprendere una psicoterapia basata sull’interpretazione dei sogni - non sappiamo di possederle.
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PS - Dopo questo sogno il paziente ha ripreso l'analisi che aveva interrotto prima della sua conclusione.

2 ottobre 2010

Sogno n. 147

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È giorno. Cammino lungo una strada di periferia in compagnia di un’altra persona non ben identificata. Sulla mia sinistra c'è la campagna. A destra vive un gruppo elitario di persone benestanti. Hanno una loro struttura organizzativa che non conosco, ma che mi intriga.
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Con la persona che mi accompagna riusciamo ad entrare in questa specie di mondo separato. Con mia grande sorpresa mi accorgo però che in realtà quelle persone si affannano come formichine per costruire case di un opprimente colore verde scuro o rosso cupo, e lo fanno usando il materiale spugnoso che usano i fiorai per infilarci i fiori. Allora comincio a chiedermi che senso abbia tutto questo affannarsi per niente.
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Continuo ad inoltrarmi in questo strano paesaggio dove vedo persone preoccupate solo di se stesse che corrono affannosamente e danno grande importanza a cose che per me invece non hanno alcun valore.
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La persona che è con me non vive la mia stessa sensazione di crescente delusione. Inizio a desiderare di venirne fuori, ma con mio grande stupore la via d'uscita risulta introvabile. Mi sembra di essere prigioniera in un labirinto. Molto stanca, sola e preoccupata di non riuscire a ritrovare l'aria pura, mi rivolgo al cielo con forza per ricevere un aiuto. A questo punto, un braccio che non è fatto di carne mi avvolge saldamente alla vita e mi trasporta sul ciglio della strada deponendomi sul muretto di cinta. Sono stremata, accanto a me vedo uno strano piccolo oggetto d'avorio con delle incisioni che mentalmente collego allo yoga. Rifletto un po’ se prenderlo e tenermelo come ricordo di questa strana avventura, ma non ho neppure la forza di allungare la mano. L'oggetto scivola per terra. Anche io sono in bilico sul muretto e rischio di ricadere indietro, ma nuovamente interviene un provvidenziale aiuto esterno che dal di dietro mi spinge facendomi cadere in avanti, finalmente sulla strada libera. Il sole è al tramonto.

Interpretazione

Rispetto al sogno precedente qui vediamo emergere con maggiore forza il conflitto interiore in cui si dibatte la sognatrice: è attratta dalla vita mistica e spirituale, ma ancora non si è liberata del tutto dalla seduzione che il mondo profano e il benessere materiale esercitano su di lei. Infatti quel mondo la "intriga" e la induce a darsi da fare per entrarci. Una volta dentro, però, si accorge che le persone che prima considerava privilegiate (gruppo elitario) in realtà si affannano per costruire case opprimenti e fatte, per di più, con il materiale poroso che i fiorai usano per infilarci gli steli dei fiori. Questo materiale evoca l'idea di qualcosa di ARTIFICIALE e SENZA VITA perché viene spontaneo confrontarlo con la terra vera che invece nutre i fiori.

La delusione e la presa di coscienza della sognatrice sono molto forti, tanto è vero che ripete più volte concetti analoghi: le case costruite da quelle persone sono OPPRIMENTI e INCONSISTENTI; quelle persone si affannano per niente; quelle persone sono tutte prese da se stesse, quelle persone corrono e danno grande importanza a cose che per lei non hanno alcun valore.

A questo punto potrebbe sembrare tutto molto semplice: essendo rimasta delusa dal mondo "ordinario", lei se ne distacca senza rimpianti e senza difficoltà. Troppo facile! In realtà tutto risulta molto più complicato e difficile: "La via d'uscita sembra introvabile"..... "Mi sembra di essere prigioniera in un labirinto"..... "Molto stanca, sola e preoccupata di non riuscire a ritrovare l'aria pura"…. “Rischio di ricadere indietro”.

La situazione della sognatrice non è invidiabile perché non le piace più il mondo ordinario, ma nello stesso tempo non è capace di uscirne. Per sua fortuna, nel momento in cui sente di non riuscirci con le sue sole forze, chiede ed ottiene un intervento sovrannaturale (il braccio che non è di carne). Lo psicoterapeuta "laico" potrebbe considerare non positivo il fatto che la sognatrice risolva il suo problema grazie ad un doppio intervento "esterno" cioè non derivante da una sua effettiva maturazione-crescita come persona, ma c'è da tenere presente che in questo caso il problema non sembra essere di natura nevrotica. A meno di considerare nevrotici tutti i mistici. Qualcuno l'ha fatto, ma io non me la sento di seguirlo su questa strada, anche se è vero che alcuni aspetti della personalità mistica presentano risvolti meritevoli di approfondimento psicologico.

Il piccolo oggetto d'avorio che la sognatrice collega allo yoga e che non ha la forza di prendere, può essere messo in relazione con una esperienza da lei fatta recentemente. Ha seguito un seminario cattolico in cui si è parlato della possibilità di utilizzare le tecniche yoga oltre ai tradizionali strumenti del cattolicesimo cioè preghiera, sacramenti, meditazione, opere di carità, ecc. Evidentemente per lei queste tecniche non vanno bene, forse le sente estranee alla sua mentalità e alla sua cultura.

La persona che accompagna la sognatrice non è facile da interpretare, d'altra parte non sembra avere un ruolo molto importante nel sogno, scompare quasi subito.

Più interessante è l'immagine del sole al tramonto che conclude il sogno. Il sole ha molti significati, ma in questo caso potrebbe essere il simbolo della luce FISICA che sta diminuendo di intensità per lasciare il posto alla luce della conoscenza MISTICA alla quale aspira la sognatrice.

27 settembre 2010

Sogno n. 146

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Incubo ricorrente:

Mentre cammino per strada mi accorgo del sopraggiungere di un autobus e cerco di farmi da parte. Improvvisamente però un secondo autobus, che non avevo visto prima, si avvicina velocemente e si ferma formando con l'altra vettura un angolo molto stretto (provo quasi un senso di soffocamento).
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Mentre gli autobus compiono queste manovre, io cerco in tutti i modi, ma inutilmente, di richiamare su di me l'attenzione degli autisti per evitare di essere schiacciata. A vetture finalmente ferme mi guardo intorno angosciata per fare il punto della situazione e mi accorgo di poter sgusciare dalla parte posteriore, ma ho qualche difficoltà a muovermi rapidamente. Mi resta la paura che - prima di essere riuscita a mettermi in salvo e quando gli autobus ripartiranno - lo spostamento d'aria mi risucchi o mi sballotti tra le pareti degli autobus. A quel punto mi sveglio.
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L'ultima volta che ho avuto questo incubo, le vetture formavano addirittura un rombo al cui interno ero prigioniera. A nulla valevano tutti i miei tentativi di richiamare l'attenzione. A vetture ferme, cercavo di concentrarmi razionalmente sul da farsi per evitare che gli autobus potessero nuocermi o schiacciarmi quando si sarebbero rimessi in moto. Mi sono svegliata con la convinzione di riuscire a scamparla.
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Interpretazione

L'autobus rappresenta la nostra vita di relazione con gli altri, il nostro spostarci avendo vicino il prossimo. Considerato lo stato in cui si trovano spesso i nostri mezzi pubblici, possiamo anche aggiungere che l'autobus può rappresentare il prossimo che ci sta troppo vicino, quasi sui piedi, insomma una vicinanza molesta.
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Anche se non è una mia paziente, conosco la sognatrice quindi so che coltiva aspirazioni spirituali e mistiche che la inducono a provare la sensazione che la vita laica e profana la costringa, la schiacci, la soffochi impedendole così di dedicarsi ai suoi ideali. La conseguenza è che vive le relazioni sociali come pericolose in quanto costrittive e limitanti. Per rendersi conto di quanto sia forte questa sensazione basterà confrontare le dimensioni di un corpo umano con quelle di due autobus messi insieme.
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Nonostante queste premesse, tuttavia, la conclusione è ugualmente positiva in quanto la sognatrice è convinta di riuscire a venirne fuori. Tutto questo risulterà ancora più chiaro dopo la lettura del sogno successivo.
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Dopo questa interpretazione la sognatrice mi ha scritto quanto segue:
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Con soddisfazione ti comunico che il mio incubo ricorrente non si è più ripresentato. Nella vita di tutti i giorni sto cercando di mettere dei paletti quando mi sento forzata ad impegnarmi oltre il limite che mi sentirei di affrontare serenamente. Incredibile, ho anche dato qualche piccolo taglio e... senza provarne rimorso.
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Commento finale: ecco a cosa serve "La miniera d'oro dei sogni.... interpretati".
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21 settembre 2010

Sogno n. 145

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Indossavo un bel vestito da sposa che però non era della mia taglia, infatti ci cascavo dentro. Comunque sia, mi sentivo lo stesso molto bella e attraente perché ero consapevole del fatto che l'essere bella e pulita dentro avrebbe abbellito anche quello che c'era fuori.
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Poco dopo ero sdraiata sopra un letto matrimoniale. Entrava nella stanza una ragazza molto giovane che mi proponeva di acquistare dei pantaloni. Erano molto carini, ma mi rendevo subito conto ad occhio, cioè senza nemmeno provarli,
che non erano della mia taglia e la ragazza infatti confermava che erano una taglia 42, così le dicevo che non potevo comprarli. Certo non mi sarebbe dispiaciuto essere un po' più magra, ma mi stavo bene anche così come ero.

Interpretazione

Il vestito da SPOSA ed il letto MATRIMONIALE ci fanno capire che il sogno sta parlando del ruolo di moglie così come lo sta vivendo la sognatrice in questo momento.

Prima dell'analisi, ed anche per un buon tratto dell'analisi, questa paziente pretendeva da se stessa la perfezione più assoluta in tutto, quindi anche nel modo di apparire agli occhi degli altri come sposa e moglie. Adesso invece comincia a saper distinguere l'apparenza dalla sostanza, a rendersi conto che l'arrosto conta più del fumo, che l'importante sta in quello che si è dentro e non in qualche chilo in più o in meno letto sulla bilancia.

Nella seconda parte del sogno questa maturità acquisita da poco risulta ancora più evidente: lei adesso è capace di rinunciare all'irrealistico ideale di bellezza oggi tipico delle nostre adolescenti (ma non solo) plagiate dalle immagini delle top-model, lei rifiuta la taglia 42 offertale da una ragazza MOLTO GIOVANE e lo fa senza vivere la cosa come una rinuncia dolorosa. C’è ancora il desiderio di essere un po' più magra, è vero, ma adesso è confinato sullo sfondo, non disturba più la vita reale, concreta. Adesso lei accetta il suo corpo così com'è e preferisce concentrare le sue energie sul lavoro di perfezionamento interiore.

Dopo molto lavoro e tanta costanza, anche per questa paziente è arrivato il momento della vendemmia...

16 settembre 2010

Sogno n. 144

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Sono in un palazzo e voglio oppure devo salire su un ascensore. Sono un po' preoccupato perché mi chiedo se l'ascensore abbia una intelaiatura sufficientemente robusta, di ferro. Infatti se non l'avesse, se ne avesse una di legno, potrebbe accadere che la corda d'acciaio che solleva l'ascensore tiri il pavimento da sopra facendo cedere le pareti e schiacciando chi è dentro contro il soffitto dell'ascensore. Propendo però a pensare che questa intelaiatura di ferro ci sia.
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Comunque sia, prendo l'ascensore e arrivo all'ultimo piano, al di sopra delle abitazioni. Ricordo che noto subito tanta luce. Ho un po' di timore a uscire dall'ascensore perché c'è il senso del nuovo, qualcosa del genere. Tutta questa luce ha qualcosa di sconosciuto. Nel complesso però è piacevole o, meglio, si può intravedere che dietro di essa ci sarà qualcosa di piacevole, magari una volta abituati.

Interpretazione


Conosciamo già i timori che vengono associati all'ascensore nei sogni di chi sta facendo un'analisi. Abbiamo anche detto che questo dipende dal fatto che l'ascensore simboleggia il collegamento tra il sotto ed il sopra, tra l'inconscio e la coscienza.
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A dire il vero, la dinamica del possibile incidente descritto in questo sogno non rispetta le leggi della fisica, ma noi non abbiamo nessuna intenzione di esaminare questo sogno con gli occhi del professare di fisica. A noi basta prendere atto che il paziente all’inizio ha qualche dubbio che la struttura possa non essere sufficientemente robusta, esponendo così gli occupanti a morte sicura. Poi però si rassicura e sale. Fin dove? Fino ad arrivare "al di sopra delle abitazioni" cioè al di sopra dei piani abitualmente abitati e frequentati. In altre parole, arriva in un posto a lui SCONOSCIUTO e lo ribadisce due volte.
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La prima cosa che nota in questo posto è la tanta LUCE-CONOSCENZA-CONSAPEVOLEZZA. Infatti si sta sbarazzando degli automatismi che rendono buia la nostra mente. Come tutte le cose nuove, anche questa consapevolezza all'inizio è ambivalente: da un lato suscita qualche perplessità perché non sappiamo cosa potrà riservarci, dall'altro è piacevole perché ci incuriosisce e ci stimola. Nel sogno questa piacevolezza ancora non è presente, ma il sognatore ha la sensazione che arriverà presto, appena si sarà abituato a questo nuovo piano-grado di coscienza.
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Da notare che, come sempre, il luogo della maggiore consapevolezza è immaginato trovarsi in ALTO, sopra il piano di vita abituale. In questo caso il traguardo raggiunto si trova in un palazzo. In altri casi invece il desiderio di elevazione è ancora maggiore e allora si sognano scalate di montagne, voli, ascensioni in aerostati, ecc.
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Mi preme sottolineare che lo scopo ultimo dell'analisi è rappresentato dai sogni di questo tipo. Per un bel tratto dell'analisi, invece, i pazienti conservano la convinzione che il lavoro da fare consista nel dover mettere le mani dentro una "fogna". E chi lo fa volentieri?

10 settembre 2010

Sogno n. 143

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Mi rendevo conto che per me era un grosso problema affrontare le persone alle quali devo chiedere di pagarmi la parcella. Mi sembra di avere anche pensato che era questo che mi rendeva difficile esercitare la mia professione. Nel sogno, però, c'era anche l'idea che potevo intervenire per modificare attivamente questa situazione. Mi dicevo, infatti, che bastava lavorare bene: in questo modo i miei clienti sarebbero stati contenti di pagare, di modo che sarebbero stati loro a cercarmi, così non avrei dovuto affrontarli.

Interpretazione
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Il sognatore si rende conto che può migliorare il modo in cui lavora e superare i patemi d’animo che deve sopportare nel momento in cui si decide a chiedere la parcella ai suoi clienti. Questo paziente infatti aveva due problemi nella vita reale: 1) Lavorava in modo poco efficiente. 2) Mancava di grinta, per cui preferiva perdere i soldi che un cliente gli doveva piuttosto che essere costretto ad affrontarlo per reclamare quanto gli spettava. Nel raccontare il sogno usa proprio il verbo “affrontare” che significa scontrarsi, combattere, sfidare. L’azione del chiedere la parcella ai clienti, anziché apparirgli ovvia e scontata, evocava in lui le sensazioni proprie del conflitto.

Aveva una considerazione così scarsa di se stesso che pensava di dover dire grazie a chi si degnava di pagarlo. Questo era vero a tal punto che spesso, senza nemmeno esserne richiesto, concedeva spontaneamente uno sconto sulla somma dovuta dal cliente.

Accettava fatalisticamente questa situazione come se fosse scontato che non poteva fare niente per modificarla. Di più, l'idea che qualcosa potesse essere fatta in tal senso non lo sfiorava neppure.

Adesso invece in lui comincia a farsi strada l'idea che esiste anche un'altra possibilità oltre quella di accettare la situazione passivamente. Si rende conto di possedere il mezzo per MODIFICARLA ATTIVAMENTE: basta lavorare bene perché a quel punto saranno gli stessi clienti a cercarlo e a pagarlo volentieri.

Questa è la parte positiva del sogno. Quella negativa sta nel fatto che il lavorare bene viene visto non come una cosa utile e piacevole per se stessa, quindi da perseguire in quanto tale, ma solo per risparmiarsi lo sgradito compito di “affrontare” i clienti. Il punto essenziale, comunque, è che il paziente si sia reso conto che possiede i mezzi per modificare gli atteggiamenti nei confronti della vita che non gli piacciono più.

4 settembre 2010

Sogno n. 142

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Mi trovo in una pianura squallida in cui ci sono solo alti cumuli di terra. Sono seduta su una montagnola ed osservo la pianura sotto di me dove vedo due gemelli (1) che si stanno divertendo con i fuochi d'artificio. Li guardo impaurita perché ho il timore che prima o poi me ne facciano esplodere qualcuno addosso. Però non mi muovo.
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Dopo un po' uno dei due mi si avvicina avendo in mano il bastoncino con il quale accende i fuochi dopo avere imbevuto di benzina l'ovatta che è avvolta sulla punta. Mi chiede di aprire le gambe ed io lo faccio, dopodiché mi fa notare che nell'inguine sono piena di bolle e fa per avvicinarci il bastoncino per medicarle. Io mi ritraggo impaurita, ho paura che mi bruci. Lui mi rassicura dicendo che da quella medicazione ricaverò un beneficio e inizia a disinfettare le bolle con la benzina. Le bolle non spariscono immediatamente, ma non posso fare a meno di constatare che non mi ha bruciato come invece temevo.
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(1) Nella realtà questi gemelli esistono davvero e gestiscono un distributore di benzina. Io li conosco e mi fido di loro completamente perché sono bravissime persone.

Interpretazione

La prima parte del sogno ci fa capire la sensazione di squallore e solitudine che la sognatrice sta provando in questa fase della sua vita.

Per farvi capire qual è il significato simbolico dei due gemelli devo riferire un particolare. Se lo tacessi, tutto il sogno resterebbe incomprensibile. All’epoca del sogno, dunque, nel mio studio c'era un quadro con una foto di S. Freud che la paziente a volte guardava commentando che ci assomigliamo come due gocce d'acqua (i due gemelli). Non ha importanza se questo sia vero o meno, a noi qui interessa solo sapere che lei ne era convinta.

Nella realtà i due gemelli gestiscono un distributore di benzina. Poiché la paziente soffre di crisi depressive e poiché la depressione è prevalentemente mancanza di ENERGIA, lei considera i gemelli - cioè la coppia analista-Freud - il "luogo" in cui potersi rifornire di benzina-energia.

La fiducia che lei nutre nei confronti dei due gemelli consente di ipotizzare l’esistenza di un buon rapporto terapeutico tra la paziente e l’analista, quindi esiste la condizione principale per il successo della terapia.

I due gemelli però non si limitano a distribuire benzina-energia, nel sogno giocano anche con i fuochi d'artificio. Ora sappiamo tutti che questa seconda attività è caratterizzata da almeno due aspetti, uno piacevole e uno pericoloso: se da un lato i fuochi sono belli, divertenti e piacevoli da guardare, dall'altro devono essere maneggiati con cautela e solo dalle persone appositamente addestrate per questo. Possiamo anche aggiungere che i fuochi d'artificio rappresentano una bellezza che parte da SOTTO (inconscio) e sale verso l'ALTO (coscienza). Durano poco, è vero, ma vengono rimpiazzati da quelli che vengono dopo in un fluire continuo. I fuochi d'artificio (aspetto bello-piacevole della vita) nel sogno vengono accesi con la benzina-ENERGIA. Come dire: possono permetterseli solo quelli che non sono depressi, nel caso specifico i due gemelli (analista-Freud). Infatti lei non accenna ad un sia pur minimo divertimento da parte sua, nomina i fuochi unicamente per dire che procurano diletto ai gemelli, e solo a loro.

Per quanto la riguarda, lei prova paura ma per fortuna non si muove, non fugge come aveva sempre fatto in precedenza. Adesso ha fiducia, completamente fiducia. Adesso l'alleanza terapeutica è davvero solida. A questo punto comincia la seconda parte del sogno, importantissima, quella in cui si può vedere quanto si sia trasformato radicalmente il modo in cui la sognatrice percepisce a livello profondo l'intervento terapeutico dell'analista. Vediamo.

Il bastoncino con sulla punta l'ovatta infiammata è un evidente simbolo fallico, ma in questo caso nel fallo non bisogna vedere soltanto l'organo genitale concreto, ma piuttosto il suo significato simbolico di capacità di intervenire attivamente sulla realtà per modificarla in senso positivo dal punto di vista terapeutico, nel caso specifico. Il potere attribuito ai simboli fallici è del resto ben espresso dalla bacchetta magica e dallo scettro del re.

Nella fase dell'analisi che aveva preceduto questo sogno la paziente aveva opposto un sistematico rifiuto di aprirsi. Anche a livello cosciente diceva: "Perché mai dovrei permettere a qualcuno di ROVISTARE dentro di me?". Dallo Zingarelli apprendiamo che rovistare significa “Cercare dappertutto, specialmente facendo rumore, spostando oggetti, METTENDO IN DISORDINE”, (le maiuscole sono mie). A questa definizione io aggiungerei che, quasi sempre, chi rovista è anche una persona che fa una cosa che non avrebbe il diritto di fare. Di solito si rovista nei cassetti, nelle tasche degli altri e senza il loro consenso. In queste condizioni il lavoro dell'analista è paragonabile a quello di un dentista che si trovi di fronte una paziente che non vuole aprire la bocca.

Ora, invece, questo atteggiamento di CHIUSURA è scomparso e lei accetta finalmente di aprire le gambe cioè di rendere accessibili all'analista le parti più intime, segrete e delicate di se stessa. Non avviene per caso infatti che spesso una paziente sogni l'analista nelle vesti del ginecologo. Ci si potrebbe chiedere se questo mutato atteggiamento della paziente nei confronti dell'analista implichi anche una disponibilità sessuale vera e propria, riconosciuta o meno a livello cosciente. Probabilmente sì, ma il professionista serio si distingue da quello cialtrone soprattutto in questo: il secondo ne approfitta spregevolmente, il primo usa l'accresciuta disponibilità della paziente per accelerare il processo terapeutico. È ovvio che lo stesso discorso vale specularmente per l'analista donna.

Lei prova ancora un residuo senso di paura ma, come già detto, quello che conta è che adesso questo timore non ha più il potere di bloccarla e di farla fuggire di fronte all'intervento dell'analista. Evidentemente la fiducia che adesso ha in lui è più forte della paura che prima la induceva a chiudersi per proteggersi.

Nel sogno non viene detto, ma la paziente mi ha precisato verbalmente che nel sogno non sapeva di avere quelle bolle sull'inguine. Significa che l'analisi le ha permesso di scoprire problemi irrisolti di cui ignorava l'esistenza. Considerata la zona in cui sono localizzate le bolle non è difficile capire la natura di questi problemi.

Qual è la scoperta finale della sognatrice? Semplice e sconvolgente allo stesso tempo: temeva che l'intervento terapeutico risultasse doloroso, invece scopre che non le fa alcun male! A questo punto, di solito, si avvia un processo virtuoso grazie al quale "la fiducia fa aumentare la fiducia" nel senso che la scoperta che "non fa male" induce a fidarsi ancora di più e così via. Dunque tutto facile? No, perché la scoperta che la medicazione non fa male può essere fatta solo dopo che si è accettato di farsi medicare. Lo si può scoprire solo con una esperienza personale, diretta. Le rassicurazioni dell'analista possono solo facilitare la scoperta, non possono determinarla o sostituirla. La difficoltà sta nello spezzare la catena rappresentata dal cosiddetto ragionamento circolare: "Non so nuotare perché ho paura dell'acqua e ho paura dell'acqua perché non so nuotare. Quindi non posso imparare a nuotare”. In un certo senso, questo è l'alibi perfetto perché ci consente di liberarci dal senso di colpa prodotto da tutte le nostre ignavie, paure, pigrizie. Il ragionamento circolare, però, sembra inconfutabile solo se lo consideriamo unicamente dal punto di vista formale. Nella realtà concreta esso è smentito dal fatto che le persone imparano a nuotare. E imparano perché non esistono solo le due condizioni estreme e separate del non saper nuotare e del saper nuotare. Esiste anche una fase intermedia in cui si passa gradualmente dalla prima condizione alla seconda. È la fase dell’apprendimento che il ragionamento circolare commette l’errore di non prendere in considerazione.

La sognatrice dice: "Le bolle non spariscono immediatamente". Questo implica che comunque spariranno, prima o poi.

Per valutare adeguatamente il cammino percorso da questa paziente, basta confrontare la funzione terapeutica (quindi positiva) che lei attribuisce al fallo in questo sogno con la "minaccia" che invece esso rappresentava in un suo sogno precedente in cui, mentre faceva l'amore con il suo partner, si accorgeva che nel meato urinario di lui era infilata una pallottola che, per giunta, era anche del tipo esplosivo!

Dopo questa interpretazione l'accusa di "fallocrate" è quasi scontata. Mi dispiace, ma questo sogno l'ha fatto una donna. "Sì, ma plagiata da te". I pregiudizi sono duri da schiodare!

Questo sogno fa anche giustizia di una delle tante scempiaggini che si dicono e si scrivono a proposito del ruolo svolto dallo psicoterapeuta durante l'analisi. Mi riferisco a quella secondo la quale noi psicoterapeuti “aiuteremmo semplicemente il paziente a guarire da solo perché solo lui possiede i mezzi per guarire”. In sintonia con questa tesi, in una conferenza mi è capitato di sentire una psicoterapeuta americana affermare con enfasi: "Il paziente è un Dio". Io invece ho pensato: “Dio ci scampi da questi terapeuti” :-)

3 settembre 2010

Sogno n. 141

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Scendo una scala che si trova all'aria aperta e dalla quale si vede il mio giardino. Penso: "Quando torno voglio dare uno sguardo d'insieme al giardino perché sono sicura che deve essere bellissimo con tante rose fiorite".

Quando poi torno, vado in giardino e vedo dei pezzi di legno che possono essere utilizzabili. Stando essi all’aperto ho paura che possano rovinarsi, ma in seguito mi accorgo che sono protetti da una tettoia.
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Interpretazione
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Un giardino può essere ordinato o disordinato, fiorito o stepposo e arido, proprio come la nostra mente e la nostra vita interiore. In questo caso non è soltanto ordinato, è anche bellissimo grazie alle rose in fiore.
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L’associazione “legno-albero-frutti-bambini” ci permette di considerare il legno come un simbolo che rappresenta la femminilità. In questo sogno, essendo il legno protetto dalla tettoia, la femminilità non corre alcun pericolo di essere sciupata, rovinata.
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La sognatrice si trova nella fase dell'analisi in cui si scopre che dentro di noi non ci sono soltanto i sensi di colpa e la sensazione di sporco dovuta alle pulsioni negative. A questo punto la strada è in discesa in quanto scompare il comprensibile rifiuto di entrare in contatto con i contenuti psichici sgradevoli.
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Si può aggiungere che lei "scende" una scala perciò entra nelle profondità di se stessa.